{"id":203,"date":"2017-08-06T22:08:26","date_gmt":"2017-08-06T20:08:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/?page_id=203"},"modified":"2017-08-06T22:11:47","modified_gmt":"2017-08-06T20:11:47","slug":"brigantaggio-e-mafia-1","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/brigantaggio-e-mafia-1\/","title":{"rendered":"BRIGANTAGGIO E MAFIA 1"},"content":{"rendered":"<hr \/>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-214 size-full\" src=\"http:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Brigantaggio.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"259\" \/><\/p>\n<hr \/>\n<h1 style=\"text-align: center;\">STORIA<\/h1>\n<hr \/>\n<h1><a name=\"_Toc322207251\"><\/a>1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 INTRODUZIONE<\/h1>\n<p>Questa relazione riepiloga brevemente gli eventi storici che intercorrono tra la fine di Napoleone e l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, con lo scopo d\u2019introdurre il tema del Brigantaggio meridionale e della nascita parallela della Mafia in Sicilia. I due fenomeni, come vedremo, sono entrambi collocabili al di fuori delle leggi dello stato, pur non essendo uno la conseguenza dell\u2019altro.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207252\"><\/a>1.1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Da Waterloo all\u2019unit\u00e0 D\u2019Italia<\/h2>\n<p>Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, sin dal 1815, sull\u2019Europa si abbatte la Restaurazione, che dovunque significa repressione delle idee di uguaglianza, libert\u00e0 e nazione.<\/p>\n<p>Di fronte alla spartizione dell\u2019Europa al tavolino (Congresso di Vienna), che non tiene in alcuna considerazione storia, cultura e tradizioni, \u00a0nascono i moti rivoluzionari che vogliono ottenere le costituzioni, cancellare l\u2019assolutismo e in seguito raggiungere l\u2019indipendenza dalle nazioni straniere, realizzando l\u2019unit\u00e0 nazionale di paesi accomunati da stessa lingua e cultura, anche se politicamente divisi. Questo concetto fu pensato per primo da Giuseppe Mazzini fondatore delle associazioni politiche insurrezionali \u201cLa giovine Italia\u201d e \u201cLa giovine Europa\u201d. L\u2019anno decisivo per le sorti dei movimenti di liberazione fu il 1848.<\/p>\n<p>Nel 1848, anche a causa anche di una crisi di sovrapproduzione, insorgono le grandi citt\u00e0 europee. Dai movimenti del 1848 in Italia nacque il Risorgimento e la Prima guerra d\u2019Indipendenza. Il 1848 \u00e8 anche l\u2019anno in cui viene pubblicato il Manifesto del partito comunista di Carl Marx.<\/p>\n<p>Il compimento dell\u2019opera dei primi patrioti italiani arriva con la Seconda guerra d\u2019Indipendenza. In questo periodo agirono Camillo Benso Conte di Cavour (presidente del consiglio dei ministri del nuovo stato italiano), Vittorio Emanuele II di Savoia (ultimo re di Sardegna e primo re d\u2019Italia) e Giuseppe Garibaldi (condottiero italiano ed eroe dei due mondi). L\u2019Italia, aiutata dalla Francia, realizza l\u2019Unit\u00e0, con la sola eccezione del Veneto e di Roma. Al termine della spedizione dei mille Giuseppe Garibaldi, nell\u2019incontro di Teano, consegna l\u2019Italia a Vittorio Emanuele II.<\/p>\n<p>Il <strong>17 marzo 1861<\/strong> si riun\u00ec a Torino il primo Parlamento d\u2019Italia che estese a tutta la penisola lo Statuto albertino e la sua legge elettorale che concedeva il diritto di voto a tutti i maschi maggiorenni che sapevano leggere e scrivere, che detenevano un certo patrimonio e che fossero in grado di pagare in certa misura le tasse.<\/p>\n<p>Restarono quindi esclusi dai diritti politici i contadini, perch\u00e9 analfabeti e gran parte degli abitanti delle citt\u00e0, perch\u00e9, anche se sapevano leggere, difficilmente raggiungevano la quota patrimoniale richiesta. In definitiva solo il 7% della popolazione maschile adulta poteva esprimersi per indirizzare la nuova nazione. Questa ristretta fascia di popolazione, che era vicina alle idee di Cavour, divenne la Destra storica. Il neonato Parlamento respinse la richiesta dei Democratici di fondare uno stato federale su base regionale e fond\u00f2 invece uno stato unitario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><a name=\"_Toc322207253\"><\/a>2\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 BRIGANTAGGIO<\/h1>\n<h2><a name=\"_Toc322207254\"><\/a>2.1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questione meridionale<\/h2>\n<p>L\u2019antico sogno dei contadini meridionali era la riforma agraria, cio\u00e8 la distribuzione delle terre a coloro che ne erano privi. Dopo la spedizione dei Mille il nuovo stato italiano aveva messo in vendita alcune terre demaniali (di propriet\u00e0 dello stato) e altre che erano state tolte alla Chiesa. Nella maggior parte dei casi le terre erano finite in mano ai ricchi e ai latifondisti, i cosiddetti \u201cgalantuomini\u201d, gli unici che avessero il denaro per acquistarle e per farle coltivare. Cos\u00ec la vendita dei terreni rinforz\u00f2 i vecchi proprietari terrieri. Per giunta, poich\u00e9 le terre dello stato erano state vendute ai privati, i contadini persero il diritto di andarvi a far legna e di portarvi le bestie al pascolo. L\u2019irritazione delle popolazioni meridionali fu inasprita dall\u2019 aggravarsi delle tasse (fra cui la tassa sul macinato che Garibaldi aveva abolito nel 1860) e\u00a0 soprattutto dall\u2019imposizione del servizio di leva obbligatorio, che in Sicilia era una novit\u00e0. L\u2019allontanamento dei figli nel pieno vigore delle forze portava alle famiglie contadine un danno cos\u00ec grave che molti genitori preferivano far registrare i figli maschi come femmine per sottrarli al servizio di leva. <strong>Fra il 1861 ed il 1865 la disperazione dei contadini meridionali esplose nella violenza del Brigantaggio<\/strong>.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207255\"><\/a>2.2\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La nascita del brigantaggio<\/h2>\n<p>Il Brigantaggio ha origini remote: era gi\u00e0 presente nell\u2019antica Roma. Esso si svilupp\u00f2 particolarmente in Puglia. Al 185 a.C. risalgono le prime operazioni contro i latrones (briganti). Le pene per i briganti erano la crocifissione, ma anche la condanna ad essere gettati in pasto ai leoni nei circhi. Col passare dei secoli il Brigantaggio non scomparve mai e fu presente in tutte le nazioni europee, a partire da Francia (Cartouche), Inghilterra (Robin Hood), Spagna e Germania. Nel corso dei secoli nessuna nazione \u00e8 stata risparmiata dal Brigantaggio che \u00e8 sempre sorto come preludio o come conseguenza di avvenimenti politici o sociali che modificavano lo stato precedente. In genere il fenomeno si sviluppa quando una societ\u00e0 sta per rinnovarsi o \u00e8 in corso di rinnovamento. L&#8217;attuazione del Brigantaggio pu\u00f2 avvenire durante il passaggio da un vecchio a un nuovo regime, o come conseguenza diretta di una guerra di conquista.<\/p>\n<p>Tra il 1861 e il 1865 la Destra storica dovette affrontare il diffondersi, nei territori dell\u2019ex Regno Borbonico, nel meridione d\u2019Italia, di questo fenomeno che divenne presto una sorta di guerra civile. <strong>Il Brigantaggio fu una questione complessa determinato da molti dei problemi del meridione che il governo si era rivelato incapace di affrontare.<\/strong><\/p>\n<p>In Italia il Brigantaggio ebbe maggior sviluppo nelle province del Mezzogiorno. Nel 1861 numerose bande occuparono la Calabria e la Basilicata. Diventavano briganti i comuni criminali ma anche molti giovani che non trovavano lavoro, quelli che volevano evitare il servizio militare e i poveracci che non avevano soldi per le tasse. Dopo l\u2019unit\u00e0 si fecero briganti anche molti soldati borbonici rimasti fedeli all\u2019ex-re Francesco II (Franceschiello). Questi, dal suo esilio in Roma, inviava ai ribelli armi e denaro e non di rado riconosceva ai loro capi il grado di generale nella vana speranza che riuscissero a sopraffare le forze dell&#8217;esercito italiano sperando cos\u00ec di riconquistare il trono. Nel 1862 molti paesi erano stati conquistati dai briganti e sventolavano la bandiera borbonica. Si calcola che, intorno al 1863, nell&#8217;Italia Meridionale ci fossero varie decina di migliaia di fuorilegge in attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Organizzati in bande, i briganti scendevano da inaccessibili rifugi montani e rubavano, saccheggiavano, ammazzavano, seminando il terrore. \u00a0C\u2019erano con loro anche delle donne che a volte prendevano parte ai combattimenti. A capo delle bande c&#8217;erano molti ex ergastolani, ma anche ufficiali dell\u2019ex regno borbonico. I contadini, i preti e a volte anche le autorit\u00e0 locali, spesso li proteggevano, perch\u00e9 ai loro occhi il brigante era un alleato contro la prepotenza dei \u201csignori\u201d e dei \u201cPiemontesi\u201d, un vendicatore dei torti subiti, addirittura un eroe.<\/p>\n<p>Nel meridione si avvertiva il peso della \u201cPiemontizzazione\u201d, ovvero dell\u2019intento del Piemonte d\u2019introdurre nuove leggi e stili di vita che i meridionali sentivano estranei e imposti con la forza. \u00a0Il Marchese Carafa Pallavicino scriveva: \u201c<em>Questa \u00e8 un\u2019invasione, non un\u2019unione, ne un\u2019annessione. Questo \u00e8 voler sfruttare la nostra terra come terra di conquista<\/em>\u201d. Per questi contadini non poteva esserci intesa con i Piemontesi, che parlavano una lingua incomprensibile, imponendo una mentalit\u00e0 diversa dalla loro.\u00a0 Ad esempio i Piemontesi erano ostili ai preti locali e imponevano la leva militare obbligatoria, che allontanava le braccia dalle campagne ed era sentita come un sopruso.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207256\"><\/a>2.3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La risposta dello stato al Brigantaggio<\/h2>\n<p>Di Fronte a una rivolta cos\u00ec estesa alcuni politici proposero di abbandonare il meridione al proprio destino, ma altri si rifiutarono di farlo. In parte per una sorta di volont\u00e0 civilizzatrice del sud, ma soprattutto per non vanificare l\u2019eroica impresa dei mille di Garibaldi.<\/p>\n<p>Il Regno d\u2019Italia,\u00a0 che si era costituito da poco, non poteva tollerare la ribellione, ma non fece nemmeno il tentativo di eliminarne le cause sociali (la miseria, la fame, il bisogno di terra) e si limit\u00f2 ad inviare contro i briganti l\u2019esercito italiano e i carabinieri, sostenendo una lotta sanguinosa e lunghissima.<\/p>\n<p>Il governo proclam\u00f2 quindi lo stato d\u2019assedio. I soldati Savoia bruciarono interi paesi e uccisero uomini, donne e bambini, fucilandoli in massa. Alla fine i morti che si contarono da entrambe le parti superarono il numero dei caduti di tutto il periodo del Risorgimento. Alcune stime valutano in 20.000 il numero dei briganti uccisi, ai quali devono essere aggiunti i preti e i vescovi esiliati e un gran numero di arresti di coloro che erano considerati complici (manut\u00e8ngoli).<\/p>\n<p>Il Brigantaggio fu stroncato, ma a prezzo di una lotta fratricida che dur\u00f2 cinque anni e che ancor oggi \u00e8 ricordata, per la sua ferocia, nelle leggende contadine. La repressione dello stato comunque non risolse la \u201c<strong>Questione meridionale<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Il Presidente Giorgio Napolitano, ha ricordato, in occasione del 150\u00b0 Anniversario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, che:<\/p>\n<p>&#8220;<em>fu debellato il brigantaggio nell&#8217;Italia meridionale, pagando la necessit\u00e0 di sconfiggere quel pericolo di reazione e di disgregazione nazionale col prezzo di una repressione talvolta feroce in risposta alla ferocia del brigantaggio e nel lungo periodo, col prezzo di una tendenziale estraneit\u00e0 e ostilit\u00e0 allo Stato, che si sarebbe ancor pi\u00f9 radicata nel Mezzogiorno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><a name=\"_Toc322207257\"><\/a>3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 MAFIA<\/h1>\n<h2><a name=\"_Toc322207258\"><\/a>3.1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Brigantaggio e Mafia, fenomeni diversi<\/h2>\n<p>Negli stessi anni in cui l\u2019esercito soffocava il Brigantaggio, in Sicilia si rafforzava un\u2019organizzazione criminale denominata Mafia, che si rivel\u00f2 presto difficilissima da combattere.<\/p>\n<p>Brigantaggio e Mafia non possono essere mescolati e confusi, anche se fra i due fenomeni ci sono diversi punti di contiguit\u00e0. Il brigantaggio fu dettato dalla fame, dalla necessit\u00e0 di sottrarsi all\u2019obbligo di leva istituito dal governo Sabaudo e pu\u00f2 essere, almeno in parte, addebitato ai \u201cpiemontesi\u201d, la stessa cosa non si pu\u00f2 affermare per la Mafia. Tuttavia la Mafia fece un \u201csalto di qualit\u00e0\u201d quando i piemontesi, impotenti a governare direttamente il territorio siciliano e incapaci di comprenderne i problemi, ritennero pi\u00f9 semplice mettere a capo dei municipi personaggi ai quali era demandata per intero l\u2019amministrazione, favorendo cos\u00ec il dilagare della corruzione, degli intrallazzi e della guerra tra bande criminali.<\/p>\n<p>Oltre alla mafia esistevano altre organizzazioni di tipo mafioso: nel napoletano c\u2019era la \u201cCamorra\u201d e in Calabria la \u201c \u2018Ndrangheta\u201d. Pi\u00f9 tardi, in tempi molto pi\u00f9 vicini ai nostri, sorse in Puglia la \u201cSacra corona unita\u201d.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207259\"><\/a>3.2\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mafia: caratteristica siciliana<\/h2>\n<p>E\u2019 proprio dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia che comincia a crearsi l\u2019intreccio fra Mafia e politica che nessun governo (o regime) ha mai saputo (o voluto) debellare. \u00a0L&#8217;assenza di una classe dirigente valida e determinata, che sapesse comprendere e soddisfare le esigenze ed il malcontento del popolo, fece nascere una profonda sfiducia e diffidenza nei confronti dello Stato centrale che ancora oggi \u00e8 facilmente percepibile.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia la Mafia fu una caratteristica della societ\u00e0 siciliana, un\u2019organizzazione criminale particolare, accanto al Brigantaggio e alle varie forme di delinquenza comune. La sua origine in Sicilia non \u00e8 casuale: l\u00ec vi erano condizioni di cultura che favorivano la propensione alla violenza, un esagerato senso dell\u2019onore personale, una sfiducia totale nello stato.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207260\"><\/a>3.3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Origini ed evoluzione della mafia<\/h2>\n<p>La Mafia nacque come modo di regolare i rapporti fra gruppi e famiglie, ma si svilupp\u00f2 diventando un\u2019organizzazione che difendeva i propri membri in nome della fedelt\u00e0 alle amicizie, una fedelt\u00e0 pi\u00f9 forte anche dei vincoli di parentela. La figura del mafioso di quei tempi imperson\u00f2 la figura dell\u2019uomo di rispetto, sostenitore della giustizia, coraggioso e con un grande senso dell\u2019onore. Questi uomini volevano essere rispettati e se offesi non ricorrevano mai alla giustizia statale bens\u00ec a quella privata, perch\u00e9 se cos\u00ec non fosse stato avrebbero dato prova di debolezza.<\/p>\n<p>Il mafioso si inser\u00ec fra contadini e proprietari terrieri. Si sostitu\u00ec al proprietario dalla terra, che risiedeva lontano, fino a soppiantarlo totalmente nell\u2019esercizio dei suoi diritti. A volte lo ricattava, imponendogli come prezzo dei suoi servizi un\u2019assoluta libert\u00e0 d\u2019azione nei confronti dei contadini. In compenso il mafioso, attraverso un\u2019articolata rete gerarchica di personaggi difendeva il proprietario dalle rivendicazioni contadine e gli assicurava il lavoro di braccianti male remunerati.<\/p>\n<p>I Gabellotti facevano coltivare i terreni da contadini e da braccianti che durante il lavoro erano controllati da guardie armate di fucile, i cosiddetti Campieri, che controllavano i campi. Ricorrendo a minacce, assassini, vendette spietate, Gabellotti e Campieri costringevano la massa dei contadini ad accettare salari da fame e durissime condizioni di lavoro. A chi era con loro i mafiosi garantivano protezione e sicurezza. \u00a0La mafia divenne uno dei mezzi per il mantenimento dell\u2019ordine e dell\u2019equilibrio sociale, cos\u00ec che le autorit\u00e0 si dimostrarono indulgenti nei suoi confronti legittimandola agli occhi della popolazione.\u00a0 In questo modo si and\u00f2 formando uno stretto legame tra potere mafioso e uomini politici che divenne una costante del panorama politico siciliano.<\/p>\n<p>In caso di elezioni la mafia divenne un potente strumento di controllo perch\u00e9, terrorizzando gli elettori, assicurava la vittoria del candidato scelto dai proprietari terrieri. Naturalmente la protezione ed i servizi della mafia non erano gratuiti. In cambio i mafiosi ricevevano denaro, favori da parte di amministratori locali o di politici corrotti, a volte perfino la protezione della polizia che faceva finta di non vedere.<\/p>\n<p>Alcuni sostengono che la mafia non fosse nata come una pura e semplice organizzazione criminale, ma come mezzo per aiutare le persone ormai sfiduciate dalla giustizia. In realt\u00e0 quest\u2019associazione era ed \u00e8 una vera e propria setta che esige dai nuovi &#8220;arrivati&#8221; prove di fedelt\u00e0 e di devozione, nonch\u00e9 la consacrazione con uno speciale giuramento.<\/p>\n<p>Il silenzio, ovvero l\u2019omert\u00e0, caratterizza l\u2019intero clima mafioso, dove paura e terrore prendono il sopravvento su giustizia e senso del dovere. Chi assiste a un delitto o pi\u00f9 semplicemente a un sopruso, secondo la legge ha il dovere d\u2019informare chi di competenza. Questo non avviene quasi mai proprio per il terrore che la Mafia ha indotto, ma soprattutto per l\u2019aver fatto credere che non c\u2019\u00e8 miglior giustizia di quella fatta da s\u00e9 stessi.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207261\"><\/a>3.4\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Emigrazione<\/h2>\n<p>La povert\u00e0 del Mezzogiorno caus\u00f2 la massiccia emigrazione che si verific\u00f2 dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia. Questa emigrazione si accentu\u00f2 agli inizi del &#8216;900 a causa di una grave crisi agricola. Tantissimi contadini meridionali e in particolare siciliani emigrarono all\u2019estero e soprattutto in America.<\/p>\n<p>Lasciare la propria patria comportava l&#8217;inserimento in una realt\u00e0 diversa; significava accettare i lavori pi\u00f9 umili, i salari pi\u00f9 modesti e il disprezzo di chi considerava lo straniero un concorrente sul mercato del lavoro. Gli emigranti quindi, trovavano difficili condizioni di vita nei paesi dove si trasferivano e non potevano contare su alcun sostegno da parte dello stato di origine. In questo modo ogni emigrante fu spesso costretto ad appoggiarsi ad organizzazioni di mutuo soccorso fra corregionali che spesso diventavano associazioni a delinquere.<\/p>\n<p>Emigravano prevalentemente gli uomini (donne e bambini restavano in Italia) che si dedicavano ai lavori di tipo operaio e inviavano i propri guadagni nelle terre italiane d\u2019origine, costituendo spesso l\u2019unica risorsa economica per le proprie famiglie. Questo fenomeno \u00e8 vissuto oggi, con le stesse caratteristiche, dalle popolazioni extracomunitarie che per motivi analoghi fuggono dai loro paesi con la speranza di una vita dignitosa (vedi tesina di geografia).<\/p>\n<p>In questo modo la Mafia venne \u201cesportata\u201d negli Stati Uniti dove trov\u00f2 terreno fertile e assunse ben presto caratteristiche gigantesche e il nome di &#8220;Cosa Nostra&#8221;. Il flusso migratorio verso i paesi americani fu interrotto dal Governo italiano in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale perch\u00e9 servivano giovani per mandarli al fronte.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207262\"><\/a>3.5\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dal Fascismo al dopo guerra<\/h2>\n<p>Durante il regime fascista la mafia siciliana fu sottoposta a dure misure repressive.<\/p>\n<p>Verso la fine della seconda guerra mondiale, lo sbarco anglo-americano in Sicilia del 1943, fu preceduto dall\u2019azione dei servizi segreti americani che fecero accordi con la mafia siciliana attraverso la mafia americana. Il boss mafioso Lucky Luciano e altri esponenti della malavita americana collaborarono attivamente allo sforzo bellico degli Stati Uniti, con l\u2019intento di garantire gli alleati da attentati e disordini che potevano essere provocati da comunisti e sindacalisti siciliani che, caduto il fascismo, avevano cominciato a riorganizzarsi.<\/p>\n<p>Al termine della guerra il Governo degli Stati Uniti riconobbe l\u2019impunit\u00e0 a Lucky Luciano per \u201cmeriti speciali\u201d, purch\u00e9 non tornasse mai pi\u00f9 in USA.<\/p>\n<p>Alla fine della campagna militare agli Alleati si present\u00f2 il problema dell\u2019amministrazione dell\u2019isola.\u00a0 Cos\u00ec molti mafiosi, grazie all\u2019intervento di Lucky Luciano, riuscirono ad inserirsi nei posti chiave del governo siciliano. Nel primo dopoguerra la Sicilia era controllata dalla mafia che, approfittando della confusione e del vuoto di potere, aveva allargato la propria influenza. Per mantenere il controllo i sindaci mafiosi ordinarono l\u2019assassinio dei sindacalisti pi\u00f9 impegnati ed incaricarono il bandito Salvatore Giugliano di mitragliare i contadini che sfilavano per il primo maggio a Portella della Ginestra.<\/p>\n<p>Portella della Ginestra \u00e8 un avvenimento chiave della storia siciliana del secondo dopoguerra. Il 1\u00b0 maggio del 1947, a\u00a0 poco pi\u00f9 di tre anni dalla caduta del fascismo, nel giorno in cui si riprendeva a commemorare la Festa dei lavoratori, l\u2019occasione si trasform\u00f2 in un dramma. 11 contadini furono barbaramente uccisi dalla banda Giuliano, altri furono colpiti e scamparono alla strage. Portella della Ginestra pu\u00f2 definirsi la prima strage di Stato, di gravit\u00e0 pari solo a quelle terroristiche degli anni della strategia della tensione o a quelle mafiose dell\u2019inizio degli anni \u201890. In seguito all\u2019uccisione di Salvatore Giuliano e all\u2019avvelenamento in carcere di Salvatore Pisciotta (uomo di Giuliano) su questo episodio, come su molti altri della storia italiana, non fu mai fatta sufficiente chiarezza.<\/p>\n<p>In questo periodo si registra una grande ripresa della mafia. La sua riorganizzazione ebbe un gran sostegno economico nei profitti ottenuti con il mercato nero e con altre attivit\u00e0 illecite, tollerate dal governo militare anglo-americano. In questi anni, con lo scopo di gestire meglio il potere, le famiglie si riunirono ed affidarono il comando a una <strong>Cupola<\/strong> formata dai capi pi\u00f9 temuti. La Cupola avrebbe dovuto garantire la collaborazione delle famiglie, ma in realt\u00e0 non riusc\u00ec mai ad evitare i sanguinosi conflitti tra i diversi clan, le guerre di mafia.<\/p>\n<p>Lucky Luciano si trasfer\u00ec a Napoli e qui fece fare un \u201csalto di qualit\u00e0\u201d alla Camorra, mettendola in contatto con Cosa nostra e trasformandola in un\u2019organizzazione criminale internazionale.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207263\"><\/a>3.6\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Appalti edili e legami tra mafia e politica<\/h2>\n<p>Il periodo post-bellico offr\u00ec alla mafia l\u2019opportunit\u00e0 di estendere i suoi interessi fino ad occuparsi dello spaccio di droga e del racket del commercio, sia nel mercato generale, che nell\u2019industria e nell\u2019edilizia.<\/p>\n<p>Durante la ricostruzione del dopo guerra la Cupola decise di impadronirsi degli appalti edili. Per questo scopo mise in atto la strategia dell\u2019avvicinamento. Individuavano un politico con buone possibilit\u00e0 di essere eletto e con regali, gentilezze e procurandogli (in un modo o nell\u2019altro) molti voti, lo legavano indissolubilmente alle loro richieste. Il politico, quando otteneva la carica elettiva, non poteva pi\u00f9 fare a meno di\u00a0 favorire le imprese mafiose nell\u2019acquisizione degli appalti edili. In questo modo, nel 1959, il Piano regolatore di Palermo (il progetto che assegna la distribuzione del territorio tra abitazioni e aree verdi, nonch\u00e9 stabilisce le caratteristiche delle costruzioni in rapporto all\u2019ambiente) sub\u00ec ben 600 varianti consentendo la cementificazione indiscriminata e senza regole della citt\u00e0.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207264\"><\/a>3.7\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La nuova mafia<\/h2>\n<p>Sin dagli anni &#8217;60 la Mafia divenne pi\u00f9 spietata di quella tradizionale e cominci\u00f2 a contendere alla mafia &#8220;storica&#8221; il controllo del territorio. Negli anni \u201870 la Mafia italiana, istruita da Cosa nostra, si specializz\u00f2 nel commercio della droga. La stretta collaborazione tra USA e Sicilia, arricch\u00ec enormemente i mafiosi siciliani. Alla droga si aggiunsero altre attivit\u00e0 e la nuova mafia \u201csiculo-americana\u201d inizi\u00f2 a dominare ogni possibile affare illecito nei settori economici dell\u2019agricoltura, dell\u2019industria, dei servizi e della finanza.<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc322207265\"><\/a>3.7.1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Agricoltura<\/h3>\n<p>In questo settore la Mafia continu\u00f2 ad esercitare il controllo che le era ormai abituale, consolidato da ormai oltre un secolo di esperienza.<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc322207266\"><\/a>3.7.2\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Industria<\/h3>\n<p>In ambito industriale la Mafia ha creato vere e proprie raffinerie per trasformare l\u2019oppio in eroina. La droga raffinata, insieme alle armi sono poi state commercializzate sul mercato internazionale.<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc322207267\"><\/a>3.7.3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Servizi<\/h3>\n<p>L\u2019intervento della mafia nel terziario consiste nella richiesta di un pizzo per garantire la protezione del negoziante di turno. La promessa \u00e8 sempre la stessa: \u201cse paghi eviteremo che la delinquenza locale ti prenda di mira e magari ti bruci il negozio\u201d. Il sistema funziona perfettamente dal momento che quelli che potrebbero bruciarti il negozio sono gli stessi che offrono protezione per impedire che succeda.<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc322207268\"><\/a>3.7.4\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Finanza<\/h3>\n<p>In ambito finanziario la Mafia si occupa del riciclaggio del denaro sporco. Ovvero di quei capitali di provenienza illegale che non possono essere giustificati davanti allo stato. I metodi per riciclare sono numerosi e complicati. Un sistema consiste nell\u2019aprire prestigiosi Casin\u00f2 dove il denaro \u201csporco\u201d viene fatto vincere da qualcuno d\u2019accordo con la Mafia. In questo modo le cifre vinte, ad esempio alla roulette, diventano vincite di gioco e quindi pienamente giustificate.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207269\"><\/a>3.8\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La risposta dello stato alla Mafia<\/h2>\n<p>Dal 1945 al 1982 le tante cosche mafiose entrarono in guerra tra loro con azioni violente e contraddistinte da tanti delitti &#8220;trasversali&#8221;, punendo o eliminando intere famiglie. Molte furono le vittime anche tra coloro che tentarono di contrastare la Mafia. Lo stato si disinteress\u00f2 per lungo tempo delle azioni mafiose, finch\u00e9 nel 1982, dopo l\u2019assassinio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, lo sdegno popolare port\u00f2 il parlamento ad approvare la legge La Torre. Cio\u00e8 una legge che Pio La Torre, deputato comunista, anche lui vittima della Mafia, aveva tentato inutilmente di far approvare anni prima. Questa legge introdusse per la prima volta il reato di <strong>associazione a delinquere di stampo mafioso<\/strong>, con la possibilit\u00e0 di sequestrare i beni della Mafia. Subito dopo a Palermo il giudice Antonino Caponnetto cre\u00f2 il <strong>Pool antimafia<\/strong>, cio\u00e8 un gruppo di magistrati che si specializz\u00f2 e si dedic\u00f2 unicamente alle indagini sulle cosche mafiose.<\/p>\n<p>Il Pool era formato da quattro magistrati, due dei quali erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.<\/p>\n<p>Alcune associazioni e gli studenti universitari di Palermo avviarono tantissime iniziative di denuncia contro la Mafia, questa stagione fu chiamata dai giornalisti: Primavera di Palermo. Purtroppo il sostegno dello stato a partire dal 1987 si affievol\u00ec e la Mafia torno a farsi sentire. Cos\u00ec inizi\u00f2 una serie di attentati.Nel 1984 Giovanni Falcone riusc\u00ec ad indurre il boss mafioso Tommaso Buscetta, al quale altri mafiosi avevano ucciso il fratello, il cognato e due figli, a collaborare con la giustizia. Grazie alle rivelazioni di Buscetta dal 1986 al 1987 si tenne un maxi-processo contro la Mafia che sottopose a giudizio 456 imputati, dei quali 344 furono riconosciuti colpevoli e 19 furono condannati all\u2019ergastolo (carcere a vita).<\/p>\n<p>Nel 1992 fu ucciso Salvo Lima ex sindaco di Palermo, colpevole di non aver mantenuto alcuni impegni presi con la Mafia. Subito dopo furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, negli attentati di Capaci e di Via d\u2019Amelio. Tot\u00f2 Riina, mandante delle uccisioni di Falcone\u00a0 e Borsellino fu arrestato nel 1993, ma il suo successore, Bernardo Provenzano, prosegu\u00ec con attentati contro la popolazione a Roma, Firenze e Milano.<\/p>\n<p>Verso la met\u00e0 degli anni \u201990, le forze dell\u2019Ordine, coordinate da Giancarlo Caselli eseguirono numerosi arresti. Nel 2006 fu arrestato anche Provenzano. Dal 2000 al 2004 finirono in carcere 1735 mafiosi, 380 di loro furono condannati all\u2019ergastolo e beni per miliardi di euro furono confiscati.<\/p>\n<h2><a name=\"_Toc322207270\"><\/a>3.9\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mafia freno allo sviluppo economico<\/h2>\n<p>La Mafia non \u00e8 un fenomeno soltanto italiano, ma \u00e8 diffusa in molte altre nazioni come Cina, Giappone, Russia ecc. Tuttavia la Mafia italiana ha avuto la triste caratteristica di permeare le istituzioni dello stato in troppe occasioni, diventando in questo modo un ostacolo allo sviluppo nazionale e in particolare del mezzogiorno d\u2019Italia. Infatti, il danaro destinato allo sviluppo, frequentemente \u00e8 finito in mano mafiosa, privando i cittadini italiani delle opportunit\u00e0 alle quali avevano diritto. Non solo, ma gli investitori stranieri, negli anni passati e in presenza di questo rischio, sono stati ben attenti a non investire i loro capitali in certe zone d\u2019Italia, accrescendo in questo modo il danno economico provocato dalla Mafia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STORIA 1\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 INTRODUZIONE Questa relazione riepiloga brevemente gli eventi storici che intercorrono tra la fine di Napoleone e l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-203","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/203","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=203"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/203\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":217,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/203\/revisions\/217"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}