{"id":33,"date":"2017-01-28T16:11:31","date_gmt":"2017-01-28T16:11:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/?page_id=33"},"modified":"2017-01-29T22:32:18","modified_gmt":"2017-01-29T21:32:18","slug":"il-giorno-della-civetta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/il-giorno-della-civetta\/","title":{"rendered":"IL GIORNO DELLA CIVETTA"},"content":{"rendered":"<hr \/>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-75\" src=\"http:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Adelphi-655x1024.jpg\" width=\"512\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Adelphi-655x1024.jpg 655w, https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Adelphi-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Adelphi-768x1201.jpg 768w, https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Adelphi.jpg 857w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/p>\n<hr \/>\n<h1 style=\"text-align: center;\">ITALIANO<\/h1>\n<hr \/>\n<h2 style=\"text-align: left;\">INTRODUZIONE<\/h2>\n<p>Seguendo il filo conduttore di questa esposizione interdisciplinare, in tema di letteratura italiana del \u2018900, analizzo il libro di Leonardo Sciascia: \u201cIl giorno della civetta\u201d.<\/p>\n<p>Il racconto tratta dell\u2019azione della criminalit\u00e0 organizzata in Sicilia, delle sue collusioni con la politica e dell\u2019omert\u00e0 della popolazione, \u00a0prendendo spunto da un evento realmente accaduto a Sciacca nel 1947: l&#8217;omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista ucciso per mano mafiosa, trasposto nel romanzo nel personaggio di Salvatore Colasberna. \u00a0La caratterizzazione del momento storico \u00e8 importante, in quanto in quegli anni il governo, insieme ad una parte dell&#8217;opinione pubblica, non credeva nell&#8217;esistenza della mafia come organizzazione criminale strutturata.<\/p>\n<h3>IL LIBRO<\/h3>\n<p>La prima edizione venne anticipata sulla Rivista &#8220;Mondo Nuovo&#8221; del 9 ottobre 1960, accompagnata da una nota che sottolineava la verit\u00e0 dei temi trattati, denunciando una societ\u00e0 che, negli organi politici e d&#8217;informazione, negava ancora l&#8217;esistenza della mafia.<\/p>\n<p>\u201cIl giorno della civetta\u201d, il cui titolo \u00e8 tratto dall\u2019<em>Enrico VI<\/em> di Shakespeare, del quale un passo fa da epigrafe al romanzo: <em>\u201c\u2026 come la civetta quando di giorno compare<\/em>\u201d, \u00a0fu probabilmente il primo libro che svel\u00f2 gli ingranaggi mafiosi e le modalit\u00e0 d&#8217;azione di quella organizzazione criminale.<\/p>\n<p>Si tratta di un romanzo breve o, come diceva Sciascia, di un racconto lungo. Composto da diciassette parti non numerate, \u201dIl giorno della civetta\u201d fu completato nel 1960 e pubblicato per la prima volta da Einaudi, nel 1961. La narrazione \u00e8 ambientata nell\u2019 immediato dopo guerra, in provincia di Siracusa e si svolge in un periodo di circa un anno. Il protagonista \u00e8 il Capitano Bellodi (trasposizione letteraria del Maggiore, poi Generale dei Carabinieri di Agrigento, Renato Candida) che si confronta con il mafioso Don Mariano Arena. \u00a0Nello scritto Sciascia prende le parti del popolo siciliano che \u00e8 da troppo tempo oppresso dalla mafia, denunciando con chiarezza i rapporti tra criminalit\u00e0 e politica. Da questo libro, nel 1968, il regista Damiano Damiani trasse il film omonimo, interpretato da Franco Nero e Claudia Cardinale.<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc471215217\"><\/a>L\u2019AUTORE<\/h3>\n<p>Leonardo Sciascia nacque a Racalmuto in provincia di Agrigento nel 1921 e mor\u00ec a Palermo nel 1989. Il padre e il nonno lavoravano nelle miniere di zolfo di Racalmuto.<\/p>\n<p>In alcune sue opere il contesto delle zolfare \u00e8 posto in relazione con i legami tra mafia e politica. Lo zolfo, in Sicilia, rappresent\u00f2 il cambiamento da una societ\u00e0 rurale ad una industriale, ma non riusc\u00ec mai a indurre un reale decollo economico. Le scarse quantit\u00e0 di zolfo estratte da minatori sfruttati, con tecnologie inadeguate, erano immesse sul mercato a prezzi troppo alti .<\/p>\n<p>Leonardo Sciascia fu insegnante di scuola elementare a Caltanissetta dal 1949 al 1957 e a Palermo dal 1957 al 1968. Nello stesso periodo pubblic\u00f2 romanzi, racconti, opere teatrali e saggi che, come egli stesso afferm\u00f2, costituivano un&#8217;opera unica che voleva illustrare la tragedia del passato e del presente della sua terra. Leonardo Sciascia fu scrittore, saggista e politico italiano, collaboratore di quotidiani e riviste. Lavor\u00f2 sin dal 1955 con il quotidiano palermitano L&#8217;Ora e collabor\u00f2 in modo discontinuo col Corriere della Sera, dal 1969 al 1972. Da segnalare la posizione che assunse nei confronti del pool antimafia, con un articolo del 10 gennaio 1987.<\/p>\n<p>In quello scritto Sciascia stigmatizzava il comportamento di alcuni magistrati palermitani del pool, definendoli &#8220;eroi della sesta&#8221;, i quali a suo avviso usavano la battaglia contro la criminalit\u00e0 siciliana per ottenere promozioni in magistratura. A causa di questo scritto Sciascia fu attaccato da molte personalit\u00e0 della cultura e della politica e venne isolato dalle maggiori forze politiche del tempo, ad eccezione di Radicali e Socialisti.<\/p>\n<p>Gli anni che seguirono dimostrarono che alcuni \u201ceroi della sesta\u201d pagarono col sangue il personale e indiscutibile impegno antimafia (Falcone e Borsellino).<\/p>\n<p>Sciascia prese parte attiva ai problemi politici e sociali e raggiunse alcuni successi in ambito regionale e nazionale, diventando deputato del parlamento italiano. Gran parte delle sue opere si collocano tra gli anni Trenta (crollo del regime fascista) e gli anni Quaranta. Oltre al \u201cGiorno della civetta\u201d, le sue opere pi\u00f9 celebri sono: \u201cMorte dell&#8217;Inquisitore\u201d, \u201cGli Zii di Sicilia\u201d e \u00a0\u201cA Ciascuno il Suo\u201d.<\/p>\n<h3>LA TRAMA<\/h3>\n<p>Presumibilmente ambientato alla met\u00e0 degli anni 50, in un paese non meglio definito della Sicilia, il racconto inizia nella piazza di un paese, dove Salvatore Colasberna, socio di una piccola azienda, viene assassinato a colpi di lupara mentre sale sulla corriera per Palermo.<\/p>\n<p>All&#8217;arrivo della forza pubblica i passeggeri si allontanano di nascosto senza farsi vedere, l&#8217;autobus resta vuoto e nessuno riconosce il morto.<\/p>\n<p>L&#8217;autista e il bigliettaio riferiscono di non ricordare chi ci fosse sull&#8217;autobus al momento dell&#8217;omicidio. Il venditore di panelle che era presente al momento del delitto \u00e8 scomparso. Un carabiniere lo trova all&#8217;ingresso della scuola elementare e lo accompagna dal maresciallo. \u00a0Come il personale di servizio dell\u2019autobus, anche lui sostiene di non sapere nulla e di non essersi neppure accorto che fossero stati esplosi dei colpi d\u2019arma da fuoco.<\/p>\n<p>Dopo oltre due ore d\u2019interrogatorio i carabinieri riescono a sapere che all&#8217;angolo tra via Cavour e piazza Garibaldi, tra le sei e le sei e trenta, \u00e8 effettivamente accaduto qualcosa. Le indagini sono affidate al Capitano Bellodi, della locale compagnia dell\u2019Arma.<\/p>\n<p>Bellodi, originario di Parma, ex partigiano destinato alla carriera di avvocato, poi rimasto in servizio per un superiore senso di onore e giustizia, \u00e8 deciso ad indagare senza arrendersi davanti al muro di omert\u00e0 che si \u00e8 creato. Nella sua indagine\u00a0 scopre i rapporti che legano la criminalit\u00e0 mafiosa alla politica, nelle persone del ministro Mancuso e dell\u2019onorevole Livigni . La vicenda si sposta quindi in un Caff\u00e8 di Roma, dove un ricco possidente chiede ad un onorevole del suo partito di far trasferire Bellodi.<\/p>\n<p>Il capitano intanto interroga Calogero Dibella detto Parrinieddu: un ambiguo confidente, dal quale ottiene una pista che si rivela falsa. In compenso apprende il nome di Santo Pizzuco, che si dimostra utile per le indagini. Il nome del presunto assassino, un certo Diego Marchica detto Zicchinetta<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><\/a>, viene indicato a Bellodi dalla moglie di Paolo Nicolosi, un potatore scomparso e certamente ucciso per aver riconosciuto l&#8217;omicida. \u00a0Bellodi esamina il fascicolo investigativo su Marchica e apprende che si tratta di un noto sicario. Inoltre, nel corso delle sue ricerche rinviene una fotografia che ritrae il sospettato insieme a don Calogero Guicciardo e all&#8217;onorevole Livigni. \u00a0Bellodi usa una falsa deposizione per ottenere le confessioni di Diego Marchica e di Pizzuco, riuscendo cos\u00ec ad individuare in Don Mariano Arena, il reale mandante dell&#8217;omicidio.<\/p>\n<p>Nel frattempo Parrineddu viene assassinato e Bellodi ottiene che Marchica, Pizzuco e il padrino don Mariano Arena siano fermati.<\/p>\n<p>I giornali pubblicano le foto di Arena insieme al ministro Mancuso, suscitando un dibattito in Parlamento al quale partecipano anche due anonimi mafiosi e alcuni onorevoli. Nel corso del confronto parlamentare un sottosegretario arriva a dichiarare che la mafia esiste soltanto &#8220;nella fantasia dei socialcomunisti&#8221;.<\/p>\n<p>Bellodi, che intanto era stato forzosamente \u00a0inviato in licenza a Parma, legge sui giornali speditigli da un amico brigadiere siciliano, che il castello probatorio contro Marchica \u00e8 stato smantellato. Quest\u2019ultimo adesso ha un alibi sostenuto da influenti personaggi politici e le presunte connessioni con la mafia lasciano il posto alla tesi di un delitto passionale.<\/p>\n<p>Don Mariano viene quindi scarcerato. Bellodi legge queste notizie con grande rammarico ed esce di casa per calmare l\u2019animo. Passeggiando per Parma incontra un vecchio compagno di scuola (Besciamelli) al quale racconta della sua esperienza in Sicilia. Sciascia fa pronunciare al dottor Brescianelli l\u2019amara riflessione:\u00a0 \u201c<em>Forse tutta l\u2019Italia va diventando Sicilia\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Terminata la serata Bellodi torna a casa tormentato dal pensiero che ancora una volta, in Sicilia, era stata negata e nascosta la verit\u00e0 dei fatti. Il racconto si conclude con un suo pensiero: \u201cAl diavolo la Sicilia; al diavolo tutto\u201d, subito dopo modificato nella determinazione di tornare a combattere con una precisa intenzione: \u201cMi ci romper\u00f2 la testa\u201d.<\/p>\n<h3>IL COMMENTO<\/h3>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto\u00a0 \u201cIl giorno della civetta\u201d fu il libro che ebbe il merito di svelare per primo, le modalit\u00e0 d&#8217;azione della mafia e i rapporti di quella organizzazione criminale col potere politico italiano. I temi fondamentali trattati dalla narrazione sono tre: lo Stato, la Legge, la Mafia.<\/p>\n<p>La narrazione si muove su due piani: quello dell&#8217;inchiesta che Bellodi conduce sui delitti di mafia e quello delle complicit\u00e0 di uomini politici importanti, strettamente legati alla mafia, che cercano in ogni modo di contrastare l\u2019indagine di Bellodi. Il romanzo evidenzia la professionalit\u00e0 di chi conduce le indagini, ostacolata dall\u2019omert\u00e0 dei siciliani.<\/p>\n<p>La storia si conclude con la vittoria della mafia che, attraverso alcuni politici, riesce a far scagionare i tre accusati; \u00a0dando l\u2019esatta percezione di una catastrofe.<\/p>\n<p>Dalla lettura del libro si comprende come in Sicilia la Mafia sia un fenomeno diffuso, passivamente subito. Si comprende anche come, almeno negli anni nei quali fu scritto il romanzo, la gente fosse ancora convinta che quella organizzazione fosse l\u2019unica possibilit\u00e0 di sviluppo e di certezza per l\u2019isola.<\/p>\n<p>Nel libro Sciascia usa il rapporto fabula-intreccio in ordine cronologico, ma in alcune parte della vicenda sono presenti elementi come i flashback, ovvero la narrazione di eventi che sono accaduti nel passato.<\/p>\n<p>Nel romanzo possono essere individuate cinque fasi:<\/p>\n<ol>\n<li>equilibrio iniziale<\/li>\n<li>azione complicante<\/li>\n<li>peripezie<\/li>\n<li>spannung<\/li>\n<li>stadio conclusivo<\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;equilibrio iniziale \u00e8 breve e corrisponde al momento antecedente l&#8217;uccisione, dove la mafia si trova in un stato di tranquillit\u00e0 perch\u00e9 nessuno l&#8217;ha ancora accusata.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento dell&#8217;azione complicante, che far\u00e0 uscire allo scoperto la mafia, \u00e8 l&#8217;uccisione di Colasberna. Infatti, dopo il delitto, le autorit\u00e0 iniziano a indagare.<\/p>\n<p>Le peripezie sono gli eventi che porteranno Bellodi, attraverso gli interrogatori e le confessioni, ad avvicinarsi al mondo della mafia.<\/p>\n<p>Il momento di massima tensione( lo spannung del racconto) \u00e8 la confessione di Arena, che dichiara di essere il mandante del delitto, perch\u00e9 in questo momento la mafia \u00e8 uscita allo scoperto e rischia di essere sconfitta dallo Stato.<\/p>\n<p>Lo stadio conclusivo rivela una catastrofe: la vittoria della mafia che riesce a scagionare i due accusati e a sconfiggere il capitano Bellodi e il maresciallo Ferlisi.<\/p>\n<p>Nell\u2019esposizione, Sciascia usa il narratore interno ovvero \u00e8 sempre uno dei protagonisti della vicenda che racconta il fatto attraverso la sua visione. In questo modo il lettore \u00e8 informato solo degli eventi che conosce il personaggio, attraverso l&#8217;interpretazione soggettiva che questo ne fornisce.<\/p>\n<p>Per caratterizzare i personaggi lo scrittore narra i fatti pi\u00f9 indicativi della loro vita, passando poi ad un&#8217;analisi della personalit\u00e0 del soggetto, che non sempre \u00e8 presente per tutti i personaggi del racconto.<\/p>\n<p>Il capitano Bellodi \u00e8 il protagonista del romanzo, un uomo che crede nei valori di una societ\u00e0 democratica e moderna, contro l&#8217;immoralit\u00e0 e la corruzione della mafia. Sciascia se ne serve per \u00a0esporre le proprtore Colasberna. \u00a0La carattt\u00e0 e all\u2019organizzazione mafiosa dei suoi tempi. \u00a0Curiosamente nel libro non viene mai svelato il nome di battesimo del Capitano Bellodi.<\/p>\n<p>Mi ha colpito il discorso che don Mariano Arena fa a Bellodi:<\/p>\n<p>\u201c<em>Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l\u2019umanit\u00e0, e ci riempiamo la bocca a dire umanit\u00e0, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz\u2019uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraqu\u00e0\u2026 Pochissimi gli uomini; i mezz\u2019uomini pochi, ch\u00e8 mi contenterei l\u2019umanit\u00e0 si fermasse ai mezz\u2019uomini\u2026 E invece no, scende ancor pi\u00f9 gi\u00f9, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi\u2026E ancora pi\u00f9 gi\u00f9: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito\u2026 E infine i quaquaraqu\u00e0: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ch\u00e8 la loro vita non ha pi\u00f9 senso e pi\u00f9 espressione di quella delle anatre\u2026 Lei, anche se mi inchioder\u00e0 su queste carte come un Cristo, lei \u00e8 un uomo\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In analogia con le affermazioni di Arena, possiamo dividere i personaggi della storia in tre categorie principali: gli uomini, i mezzi uomini e i quaquaraqu\u00e0. Ne \u201cIl giorno della civetta\u201d si ha una mescolanza di questi tre generi d\u2019individui.<\/p>\n<p>Il Capitano Bellodi \u00e8 un uomo, perch\u00e9 possiede il desiderio di svolgere con coraggio il proprio lavoro, col fine di far comprendere la vera natura della Mafia e i rapporti che l\u2019organizzazione intrattiene con la politica. Bellodi \u00e8 un uomo determinato e che non ha paura di manifestare i propri sentimenti.<\/p>\n<p>I cos\u00ec detti \u201cmezzi uomini\u201d sono coloro che possiamo identificare nella figura del confidente, come Parineddu. \u00a0Personaggio chiave della vicenda che, col suo intreccio di\u00a0 verit\u00e0 e menzogne, mette Bellodi sulla giusta strada investigativa. Parineddu rappresenta i Siciliani che cercano di emergere dal fenomeno dell\u2019omert\u00e0 , collaborando con la giustizia anche se continuamente tormentati dalla paura del prezzo che potrebbero essere chiamati a pagare in conseguenza delle loro azioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Infine ci sono i quaquaraqua, cio\u00e8 il sottobosco, gli individui che non rappresentano nemmeno la met\u00e0 di quello che \u00e8 un uomo, che vivono nell\u2019ombra e accettano ogni ordine nella speranza di trarvi qualsiasi, seppur minimo, vantaggio personale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ITALIANO INTRODUZIONE Seguendo il filo conduttore di questa esposizione interdisciplinare, in tema di letteratura italiana del \u2018900, analizzo il libro &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-33","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/33","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/33\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":116,"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/33\/revisions\/116"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paraba.it\/blueyes\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}