
GEOGRAFIA
1 INTRODUZIONE
Dal momento che il tema conduttore di questa tesina è l’illegalità, intendo ora esaminare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, attività anch’essa illegale, che spesso ha come destinazione le coste siciliane e le isole vicine. Tra le tante strade che l’immigrazione clandestina usa per giungere in Italia, parlerò della rotta che interessa il tratto di mare tra le coste del nord Africa e i nostri confini meridionali. Con l’occasione parlerò quindi di Pantelleria e dell’arcipelago delle Pelagie che sono i principali punti d’approdo di coloro che provengono dal nord Africa.
2 ROTTE DEGLI IMMIGRATI
Gli immigrati irregolari seguono vie illegali per raggiungere la propria destinazione e si affidano a delinquenti che gestiscono vere e proprie tratte di esseri umani, come gli schiavisti di un tempo. Coloro che scelgono di attraversare il mare pagano i cosiddetti scafisti (conducenti delle imbarcazioni), i quali riuniscono tantissime persone su navi prossime alla demolizione, che non offrono alcuna sicurezza (le carrette del mare). I clandestini partono dalle coste settentrionali dell’Africa per arrivare nei Paesi mediterranei. l’Italia è una delle destinazioni preferite perché il tratto dall’Africa alla Sicilia e in particolare sino a Pantelleria è il più breve. Per molti di loro il viaggio continua poi verso altri Paesi europei. Gli scafisti si fanno pagare somme elevate in cambio della speranza di una nuova vita e sono spesso alleati con organizzazioni criminali e possono contare sulla complicità della polizia del paese d’origine. Attorno all’immigrazione illegale c’è un forte indotto criminale.
La carta illustra le principali vie d’immigrazione. Le frecce verdi evidenziano le cosiddette “Porte d’Italia”, ovvero gli accessi di confine più utilizzati per entrare nel nostro paese. I cerchi colorati indicano la provenienza e il numero di migranti espresso in migliaia. I migranti che scelgono di approdare nelle isole italiane provengono per lo più dalle coste del nord Africa: Marocco, Tunisia, Libia ed Egitto. Le isole italiane più prossime alle coste del nord Africa sono: Pantelleria e le isole Pelagie.
2.1 Pantelleria
Il comune copre l’intera isola di Pantelleria che si trova a 100 chilometri a sud della Sicilia e a 70 dall’Africa, la cui costa è visibile ad occhio nudo. Il territorio è di origine vulcanica. L’ultima eruzione è avvenuta nel 1891, nella parte sommersa nord-occidentale. Sono tuttora presenti molti fenomeni di vulcanesimo secondario, prevalentemente acque calde e fumi. L’isola raggiunge un’altitudine di 836 metri sul livello del mare con la Montagna Grande. Il porto dell’isola permette il collegamento regolare con i porti di Trapani e Mazara del Vallo. Pantelleria è dotata di un aeroporto ed è collegata all’Italia continentale con voli di linea. Nota per la sua centralità nel Mar Mediterraneo, scalo intermedio tra Africa e Sicilia, Pantelleria si caratterizza per il suo paesaggio in cui agli elementi naturali (colate laviche a blocchi, cale e faraglioni) si aggiungono i manufatti creati dall’uomo. Degni di nota i Giardini Panteschi che sono costruzioni cilindriche in muratura di pietra lavica a secco, con la duplice funzione di proteggere gli agrumi dal vento e di controllare l’apporto d’acqua alle piante.
La scarsità d’acqua, piogge escluse, non favorisce lo sviluppo di grandi zone vegetative. Vi cresce spontanea una varietà di cappero detto di Pantelleria che oggi rappresenta una delle principali coltivazioni dell’isola. Il terreno vulcanico favorisce la crescita di vitigni particolarmente adatti a produrre vini di buona gradazione; molto conosciuti il Moscato ed il Passito di Pantelleria ottenuto con l’uso del famoso zibibbo.
La fauna di Pantelleria comprende, tra l’altro, la presenza dell’asino pantesco considerato a rischio di estinzione. Oggi ci sono poco più di 50 esemplari in vita sull’isola. Il clima è caldo, ma comunque temperato dai venti marini che soffiano fortissimi rendendo l’isola fresca anche durante la stagione estiva.
2.2 Arcipelago delle Pelagie
Le isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione) sono un arcipelago collocato a sud della Sicilia. Queste isole sono nel mezzo del mar Mediterraneo, tra le coste tunisine e siciliane e rappresentano la punta più meridionale della Repubblica Italiana. Geologicamente due di queste (Lampedusa e Lampione) appartengono al continente africano. Questo arcipelago, insieme all’Indonesia, rappresenta un rarissimo esempio di arcipelago transcontinentale.
2.2.1 Lampedusa
Lampedusa è l’isola più estesa dell’arcipelago delle Pelagie. Si trova nel mar Mediterraneo e fa parte della provincia di Agrigento. Insieme a Linosa forma il comune di Lampedusa e Linosa (di cui è la sede municipale). Conta 6.304 abitanti, con una superficie di circa 20 km², per estensione è la quinta delle isole siciliane. L’isola ha una forma allungata e la vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea. Geologicamente essa appartiene all’Africa e come Pantelleria, è più vicina alle coste tunisine (113 km) che non a quelle italiane (127 km). La profondità massima del mare tra Lampedusa e l’Africa è di 120 m. Il punto più elevato dell’isola è Albero Sole, a 133 m. di altitudine. Lampedusa è il territorio e il centro abitato più meridionale d’Italia: più a sud di Tunisi e Algeri.
Per la sua posizione tra le coste nordafricane e il sud d’Europa, l’isola nell’ultimo decennio è stato un punto privilegiato d’approdo dell’immigrazione clandestina ed è una delle principali mete delle rotte dei migranti africani nel Mediterraneo. In quest’isola è stato costruito un centro d’accoglienza temporanea, gestito dal ministero dell’Interno, che provvede all’identificazione dei migranti e al loro trasferimento. Soprattutto nel periodo estivo ondate di extracomunitari, soprattutto da Tunisia e Libia, approdano sulle coste di Lampedusa e Linosa o sono soccorsi in mare dalle motovedette della Guardia costiera o della Guardia di Finanza. Il massimo si raggiunse tra marzo e aprile 2011 quando furono 6.500 i migranti presenti sull’isola, più dell’intera popolazione isolana.
2.2.2 Linosa
Linosa ha una superficie di poco più di 5 km² e si trova a 42 km a NE di Lampedusa, assieme alla quale costituisce il comune di Lampedusa e Linosa, in provincia di Agrigento. Linosa è situata al centro del mar Mediterraneo a 160 km a sud della Sicilia e 160 km a est della Tunisia. Ha una forma pressoché circolare con uno sviluppo costiero di 11 km.
A differenza di Lampedusa e Lampione, che fanno parte della placca continentale africana e derivano da una frattura del continente stesso, Linosa è di origine vulcanica e si erge a partire da millecinquecento metri di profondità: infatti, al contrario di Lampedusa e Lampione, i fondali di Linosa sprofondano rapidamente.
Le sue origini sono relativamente recenti: secondo studi geologici Linosa emerse durante il Quaternario deve la sua origine alle eruzioni avvenute lungo la linea di frattura che corre tra la costa est della Sicilia e il litorale di Tunisi. I crateri vulcanici sono tuttora ben evidenti: al centro dell’isola, basso e ampio (600 metri di diametro), si estende il cratere principale, fittamente coltivato e chiamato la “Fossa del Cappellano”. A coronarlo altri tre coni: monte Vulcano (195 m), monte Rosso (186 m), monte Nero (107 m), ed un piccolo Craterino di 50 m alle pendici di quest’ultimo.
2.2.3 Lampione
Lampione non è meta d’immigrazione dal momento che è un isolotto disabitato lungo solo 200 metri e largo 180, con una superficie di appena 0,04 km2 e un’altezza massima di 36 metri. L’isola fa parte, come Lampedusa (che dista circa 18 km) della placca continentale africana, al contrario della più lontana Linosa (60 km) che fa ancora parte della zolla siciliana. I fondali della costa meridionale colano a picco mentre quelli sul versante orientale digradano dolcemente mostrando canali di arenaria scarsamente ricoperti di vegetazione. È stato ipotizzato che l’isolotto si sia formato durante un terremoto nel Pliocene per distaccamento dall’isola madre, Lampedusa.
3 IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
L’immigrazione illegale o irregolare è l’ingresso e il soggiorno non autorizzato di cittadini stranieri, che in questo modo violano le leggi sull’immigrazione del paese dove sono illecitamente entrati.
Gli immigrati cercano condizioni di vita migliori di quelle alle quali possono aspirare nei rispettivi paesi di provenienza. Nazioni dove, non di rado, non sono rispettati i diritti civili e umani più elementari. L’immigrazione illegale, così come quella regolare, è un fenomeno che inevitabilmente coinvolge i Paesi più ricchi.
Si tratta di flussi nei quali si spostano sia persone in cerca di migliori condizioni di vita (migranti) che perseguitati ideologici o politici (rifugiati). I clandestini seguono rotte e modalità di trasporto sempre uguali. Questi spostamenti sono irregolari poiché avvengono senza le necessarie autorizzazioni e sono gestiti da trafficanti di esseri umani. Le persone che si affidano a questi individui spesso mettono a rischio la propria vita e sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e senza nessuna garanzia.
3.1 Rischi della traversata
Secondo le notizie raccolte sulla stampa internazionale dal 1988 e al 2008, almeno 12.012 tra uomini, donne e bambini hanno perso la vita tentando di raggiungere l’Europa clandestinamente. Nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico verso le Canarie, sono annegate 8.315 persone. Metà delle salme non sono mai state recuperate.
Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia le vittime sono 2.511, tra cui 1.549 dispersi. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti e mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma anche qui le condizioni di sicurezza sono bassissime: 146 le morti accertate per soffocamento o annegamento sugli stessi barconi. Nonostante sia la modalità più conosciuta e registrata dalle cronache, soltanto il 15% dell’immigrazione irregolare arriva dalle rotte del Mediterraneo.
Ancor prima di giungere alle coste del paese di partenza i migranti vivono numerosi altri pericoli dei quali la stampa internazionale non parla, dal momento che sono eventi non sufficientemente o per niente documentati. Per chi proviene dal sud dell’Africa, il Sahara è un passaggio pericoloso, ma obbligato per arrivare al mare. Il grande deserto separa l’Africa occidentale e il Corno d’Africa dal Mediterraneo. Si attraversa sui camion e sui fuoristrada che battono le piste tra Sudan, Ciad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall’altro. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci moltissime persone.
3.2 Conseguenze dell’immigrazione
Una volta giunti a destinazione i clandestini non possono inserirsi nel mercato del lavoro ufficiale. Pertanto sono spesso sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li usano come manodopera a basso costo, approfittando del fatto che sono facilmente ricattabili a causa della loro posizione irregolare.
Molti clandestini entrano a far parte della criminalità organizzata, che li sfrutta per svolgere il cosiddetto lavoro sporco, ovvero le mansioni più basse, meno desiderabili e più rischiose.
Alcuni Italiani si sentono minacciati dalla presenza straniera che proviene illegalmente dagli stati del bacino del Mediterraneo. Questa sensazione è spesso ingiustificata ed esagerata da certa propaganda politica. Molti invece sono convinti (giustamente) che gli immigrati possono dare un grande aiuto al nostro paese.
Gli immigrati svolgono lavori che gli italiani non vogliono più fare e la ricchezza dello scambio interculturale è in ogni caso insostituibile.
4 INTERVENTI DELLO STATO
4.1 Respingimenti
In Italia si è tentato di eliminare l’immigrazione alla fonte con degli accordi con i Paesi di origine e in specie con la Libia, dove a spese dello Stato italiano molti immigrati sono stati rimpatriati per poi essere portati nei loro Paesi di origine, spesso dell’Africa subsahariana o centrale. Questa politica ha causato, nel 2009, ripetute proteste da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che ha sottolineato come la cosiddetta “politica dei respingimenti” non tenga conto di come fra le persone respinte potrebbero esservi dei richiedenti asilo politico, in vari casi in possesso dei requisiti per ottenerlo.
4.2 Impiego di beni confiscati alla criminalità
Un’iniziativa singolare ed apprezzabile nata nel 2010, è stata l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità e alla Mafia, come occasione di sviluppo sociale ed economico del territorio e anche come opportunità per favorire l’integrazione della popolazione immigrata.
Con questo presupposto furono stanziati 3,5 milioni di euro per la valorizzazione di questi temi. La cifra fu messa a disposizione delle organizzazioni del volontariato, assegnatarie di beni immobili confiscati e localizzati nelle province in cui l’infiltrazione mafiosa è più forte, attraverso un bando pubblico emesso nel 2010, previo esame della qualità delle proposte inviate.
Le regioni interessate furono: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le proposte riguardarono sia l’avvio di nuove attività che il rafforzamento di iniziative esistenti per valorizzare i beni confiscati, con l’intento di focalizzare la propria attenzione su temi sociali o simbolici, utili per valorizzare le risorse presenti sul territorio, soprattutto quelle interculturali e multietniche.
