MUSICA


1         IL TESTO

PENSA

(Fabrizio Moro)

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
di faide e di famiglie sparse come tante biglie
su un isola di sangue che fra tante meraviglie
fra limoni e fra conchiglie… massacra figli e figlie
di una generazione costretta a non guardare
a parlare a bassa voce a spegnere la luce
a commentare in pace ogni pallottola nell’aria
ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
con dedizione contro un’istituzione organizzata
cosa nostra… cosa vostra… cos’è vostro?
è nostra… la libertà di dire
che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano…
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse [tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no… non è solo un’illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa.

 

2         NOTIZIE SUL CANTANTE

Fabrizio Moro nasce da genitori calabresi a Vibo Valentia. Studia all’Istituto per la cinematografia e la televisione “Roberto Rossellini”. Moro impara a suonare la chitarra da solo a 15 anni e scrive la sua prima canzone dedicata al Capodanno. Dall’esperienza della “periferia urbana” attinge l’ispirazione per i testi delle sue canzoni, dense di personaggi di quella realtà. Le sue canzoni sono una serie di fotografie, di immagini in sequenza di disagi quotidiani, di vicende soprattutto autobiografiche, per raccontare a suo modo la vita. Durante la giovinezza entra in un giro di droga dal quale esce grazie all’aiuto e al sostegno di amici e parenti.

Il primo album di Fabrizio Moro viene pubblicato nel 2000, anno in cui concorre per la prima volta al Festival di Sanremo nella categoria Giovani, piazzandosi al 13º posto con la canzone “Un giorno senza fine”. Nel 2005 esce il singolo “Ci vuole un business”, brano utilizzato anche dalla Croce Rossa Italiana per le proprie campagne sociali e che viene inserito nel secondo album “Ognuno ha quel che si merita”.

 

3         Notizie sulla canzone

Nel 2007 partecipa alla 57ª edizione del Festival di Sanremo con il brano Pensa, dedicato alle vittime della mafia, riuscendo a vincere la competizione nella categoria Giovani ed aggiudicandosi anche il Premio Mia Martini della Critica. Fabrizio scrive questo testo di getto, dopo aver visto il film della vita di Falcone e Borsellino. Su questa canzone venne girato anche un videoclip diretto da Marco Risi, che vede la partecipazione di Rita Borsellino e di molti attori del film “Mery per sempre”, diretto dallo stesso Risi nel 1989. Sempre nel 2007 gli viene assegnato il Premio Nuove Stelle 2007 per il valore Musical-Letterario dell’album Pensa. Inoltre riceve i premi Radio & Stampa e Sorrisi e Canzoni Tv e vince il disco d’oro.

3.1       Genere musicale

“Pensa”  appartiene al genere pop rap, talvolta indicato anche come hip pop. E’ un genere musicale derivato dall’hip hop con forti influenze dalla musica pop. Nel pop rap gli elementi più duri dell’hip hop vengono rimossi in favore di basi molto orecchiabili. Il risultato mescola il ritmo e le rime del RAP con la cura del suono e le melodie del pop, di conseguenza tende a essere meno aggressivo degli altri sottogeneri dell’hip hop. Lo stile divenne popolare all’inizio degli anni novanta quando l’hip hop trovò il successo commerciale.  L’aumento della popolarità dell’hip hop all’inizio del XXI secolo si può in larga parte ascrivere allo stile maturato dal pop rap. Indubbiamente la maggior parte delle produzioni è pesantemente influenzata dal ricorso a campionamenti di brani celebri e suoni molto ballabili.  Fra gli artisti che si dichiarano appartenenti al genere hip pop c’è Namie Amuro (autrice tra l’altro dell’album Queen of Hip Pop, “regina dell’hip pop”).

 

4         Analisi del testo

Quella di Fabrizio Moro è una canzone di denuncia.  Infatti fa dei chiari riferimenti alla Mafia siciliana ed ai suoi orrori. Il titolo, “Pensa”, invita a riflettere sulle proprie azioni e in particolare sui crimini della Mafia.

Fabrizio Moro scrive questa canzone avendo ben in mente le figure di Falcone e Borsellino ed è probabilmente a questi due uomini che si riferisce nella prima strofa.

“Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine

Appunti di una vita dal valore inestimabile

Insostituibili perché hanno denunciato

il più corrotto dei sistemi…”

In questa strofa si attribuisce un valore inestimabile alla vita di queste persone e si arriva a definirli insostituibili perché hanno avuto il coraggio di denunciare e combattere la Mafia, nonostante sapessero di mettere a rischio le loro vite e quelle dei loro cari. Moro definisce questi uomini come degli angeli mandati dal cielo per combattere una guerra su un’isola di sangue che è la Sicilia. Nella canzone si accentua il contrasto tra le meraviglie della Sicilia e i massacri che si ripetono da generazioni.

Moro parla di omertà e di terrore con le frasi:

“… costretta a non guardare a parlare a bassa voce

a spegnere la luce a commentare in pace ogni pallottola…”;

che impongono i silenzio e costringono al disinteresse le persone.

Nella strofa successiva si dice che è possibile raggiungere risultati nella lotta alla Mafia, anche se questo richiede un impegno costante e moltissimo tempo. Si dice anche che la lotta è resa più difficile dal fatto che la Mafia è organizzata e potente. Federico Moro ironizza poi sul nome della Mafia: “Cosa nostra”,  chiedendo in definitiva “cos’è vostro?”, con lo scopo di sottolineare gli abusi e le violenze di chi pretende di possedere tutto senza ragione.

La canzone prosegue affermando il diritto individuale di pensare, di vedere e di ascoltare, proprio tutto quello che la Mafia non vorrebbe. Anzi il cantante dice che le persone non devono limitarsi ad ascoltare la musica, ma devono saper denunciare la violenza che incontrano ogni giorno.

Quindi l’invito:

”Pensa prima di sparare.

Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare.

Pensa che puoi decidere tu.

Resta un attimo soltanto un attimo di più

Con la testa fra le mani”

richiama l’uso dell’intelligenza, della sensibilità e della riflessione che normalmente sono assenti in chi sta con la Mafia. Dice che ognuno è responsabile delle proprie azioni e che in definitiva ciascuno può decidere da solo. Invita chi sta per commettere un crimine a prendersi un attimo di riflessione per pensare a cosa sta facendo e alle conseguenze dei suoi gesti.

Moro riconosce che contrastare la Mafia è pericoloso, infatti dice che ci sono uomini morti giovani, ma che non hanno avuto paura di sostenere le loro convinzioni. Idee che poi sono rimaste scolpite nei secoli come piccoli miracoli.

Si evidenzia l’importanza di lottare contro chiunque opprima i suoi simili e i più deboli. In definitiva, ancora una volta, contro la Mafia.

Il riferimento: “Contro chi sotterra la coscienza nel cemento”, si riferisce al fatto che i mafiosi sono abituati a far scomparire i propri nemici seppellendoli nel cemento, per poi affondarli in mare.

La canzone si conclude dicendo che la vita non ha significato se ci si lascia intimorire da una bomba o da un fucile. Gli uomini e le canzoni passano, ma non potrà mai essere fermata la convinzione che la Giustizia non è un’illusione. La canzone si chiude ancora una volta con l’invito a riflettere per fermare la violenza: “Pensa prima di sparare…”.